La verità della sofferenza (dukkha)

Che cos’è, monaci, la nobile verità della sofferenza? La nascita è sofferenza, la malattia è sofferenza, la morte è sofferenza. Il dolore, l’afflizione, il rammarico, il dispiacere, la disperazione sono sofferenza. L’unione con ciò che non si ama è sofferenza, la separazione da ciò che è piacevole è sofferenza. Non ottenere ciò che si vuole è sofferenza. In breve, i cinque fattoiri dell’individualità cono sofferenza.-
Il tipo di sofferenza cui si allude è la frustrazione, la delusione,la disillusione che proviamo quando non riusciamo a vivere secondo lenostre attese e le cose non vanno come vorremmo. Buddha non era morbosamente pessimista, e dalla sua personale esperienza di giovane principe sapeve che la vita poteva offrire momenti piacevoli. Ma i tempi felici non durano, questo è il problema. Prima o poi si esauriscono, e ciò che prima sembrava nuovo e pieno di promesse ci viene a noia. In questo senso il termine dukkha assume un significato più astratto e generale, e allude al fatto che la vita può causare insoddisfazione anche quando non presenta situazioni dolorose. In questo e in molto altri contesti il significato di dukkha è più vicino a “insoddisfazione” che a “sofferenza”.

Questa, monaci, è la verità della cessazione della sofferenza. E’ la totale cessazione della bramosia (tanha), uscirne, rinunciarvi, rifiutarla, liberarsebe, porre fine all’attaccamento.
(Buddhismo di Damien Keown)