Usare l’auto sta diventando un lusso! mi sembra assurdo spendere tutti questi soldi per muoversi. Voglio più libertà dei movimenti! Voglio vedere gente in bici, a piedi, magari gente più felice per questo. L’auto non è più uno status simbol…è solo un inculata! 

 

LA RECESSIONE non intacca la domanda, la produzione non aumenta, i costi salgono, la speculazione impazza. E nessuno sembra sapere quando finirà la tempesta che ha finora portato la quotazione del petrolio a livelli via via sempre più impensabili. Solo fra le previsioni avanzate ieri, si può scegliere di tutto. Secondo la Cibc, la maggiore banca di investimenti canadese, il petrolio arriverà a 150 dollari a fine 2008. Secondo Standard&Poor’s, l’agenzia di rating, scenderà, invece a 91, anche se la previsione è di scarsa utilità, visto che dichiara un margine di errore di più o meno 50 dollari a barile. Secondo Michael Lewis, un importante consulente petrolifero, questa è “la madre di tutte le bolle” e il greggio precipiterà, a breve, al livello, pur sempre astronomico, di 80 dollari. Quello che rende quasi impossibili le previsioni è che, nella tempesta, confluiscono a spingere tutte nella stessa direzione - il rialzo dei prezzi - componenti fondamentali (come l’equilibrio fra domanda e offerta) e variabili di mercato. Fra queste ultime c’è l’indebolimento del dollaro che, secondo alcune valutazioni, vale fra i 10 e i 20 dollari sul prezzo del barile, anche se ieri la valuta Usa si è rafforzata e il barile pure. E c’è la speculazione finanziaria, che sarebbe il motore della “bolla” di cui parla Lewis.

LA SPECULAZIONE. E’ il buco nero dell’attuale tempesta, nel senso che nessuno riesce a valutarne le dimensioni. Tutti sanno che hedge funds e fondi di investimento hanno rovesciato torrenti di dollari sul greggio, a caccia di occasioni in un momento di crisi della finanza mondiale, per sfruttare i bassi tassi di interesse, per proteggersi contro balzi dell’inflazione. Ma di quanti soldi stiamo parlando? Philip Verleger, un autorevole esperto, calcola che gli investimenti sulle materie prime siano saliti dai 40 miliardi di dollari del 2004 a 250 miliardi oggi, in buon parte concentrati sul greggio. Più prudente, l’Aie, l’agenzia per l’energia dell’Ocse, calcola che sul petrolio siano confluiti investimenti finanziari per 30 miliardi di dollari nell’ultimo anno. Tecnicamente, tuttavia, non si tratta di speculazione: nessuno sta ammassando greggio da qualche parte, per rivenderlo a prezzo più alto in futuro. Il punto è, anzi, che il greggio non c’è. La speculazione è una scommessa al rialzo basata sulla percezione che il mondo sia sempre più a corto del petrolio di cui ha bisogno. Per fermare la speculazione e far scoppiare la “bolla”, occorrerebbe una svolta, nell’equilibrio fra domanda e offerta, che mutasse quella percezione. Ma, oggi, appare difficile.

LA DOMANDA. Nei primi due mesi dell’anno, la domanda italiana di petrolio è diminuita dello 0,1 per cento. Probabilmente, grazie al cuscino offerto dalla rivalutazione dell’euro sul dollaro. Chi non ha quel cuscino, come gli americani, sta tagliando i consumi molto più drasticamente. Nel 2007, negli Usa il traffico auto è diminuito dell’1,4 per cento, il trasporto pubblico è salito del 50 per cento. Il consumo di benzina scenderà nel 2008, per la prima volta dal 1991. Globalmente, i consumi petroliferi caleranno quest’anno, in America, del 2 per cento, per via della recessione. Nel 2001, data dell’ultima recessione Usa, il prezzo del petrolio crollò del 26 per cento. Nel 2008, continua a salire. Che succede? Succede che uno degli assiomi su cui si basavano tutte le previsioni economiche fino a pochi mesi fa è stato travolto. Il rallentamento Usa avrebbe dovuto contenere la domanda globale e quindi frenare il prezzo del greggio. Ma, finora, non è andata così e, forse, è finita un’epoca. Non basta che il maggior consumatore mondiale (un quarto del totale) perda colpi per fermare il greggio. Perché gli Usa non sono più il maggior consumatore mondiale. Se si maneggiano un po’ le statistiche e si mettono insieme grandi paesi emergenti - come Cina, India, Russia e Medio Oriente - si scopre che questo inedito aggregato consumerà, nel 2008, più petrolio degli Usa. E, mentre l’America riduce la sua domanda del 2 per cento, questi emergenti la aumenteranno del 4,4 per cento, annullando l’effetto sul mercato della recessione della superpotenza.

LA PRODUZIONE. La corsa della domanda si scontra con il ristagno della produzione. In prospettiva, la Russia, secondo esportatore mondiale, ha probabilmente raggiunto il picco della estrazione. L’Arabia saudita, primo esportatore, sta per aprire l’ultimo grande megagiacimento. I prossimi saranno tutti assai più piccoli. Ma la produzione segna il passo già da tre anni. Le statistiche dell’Aie non lo dicono perché includono il gas naturale che esce allo stato liquido dai pozzi, ma quel gas non può essere utilizzato per produrre benzina o gasolio. La produzione di petrolio vero e proprio ha raggiunto un massimo, nel mondo, di 74,30 milioni di barili al giorno nel maggio del 2005. E’ rimasta, più o meno a quei livelli, per toccare un nuovo massimo nel gennaio scorso a 74,47 milioni di barili. In tre anni, mentre la domanda cresceva di 3 milioni di barili, l’offerta è salita di 168 mila barili.

I COSTI. Nelle oscillazioni di mercato, è possibile che la corsa del barile si fermi e il prezzo torni agli 80 dollari di Lewis. Ma difficilmente scenderà sotto questa quota, quattro volte quella del 2001. Perché estrarre petrolio costa sempre di più. Secondo la Middle East Economic Survey, il 5 per cento della produzione mondiale di greggio, circa 4 milioni di barili al giorno, ha un costo di produzione di 70 dollari a barile. Quattro milioni di barili possono sembrare pochi, ma, se non ci fossero, vista la scarsità di petrolio disponibile, il prezzo sarebbe già oltre i 200 dollari. Come dicono gli economisti, è il costo della produzione marginale che detta il prezzo. E il petrolio che troveremo in futuro, sotto l’Artico o in fondo all’oceano, costerà, probabilmente, di più.
(www.republica.it - 26 aprile 2008)